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Banche & immigrati: quelli che ce l’hanno fatta a «entrare in banca» 12 ottobre 2007

Posted by radioscarpa in mondo del lavoro.
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News – articolo tratto dal sole24ore.com

Pochi stranieri allo sportello in quasi tutte le banche italiane, ma è molto sentita l’esigenza della mediazione culturale. La soluzione scelta da molti istituti è abbinare un “vademecum”, disponibile nell’intranet aziendale a corsi di formazione per imparare a interagire con culture diverse. Ma le sparute esperienze di inserimento diretto negli organici aziendali sembrano più che positive.

Un processo in corso, come in Trentino, dove la Cassa Rurale di Rovereto sta finendo un corso per dodici mediatori, due per ognuna delle sei comunità del territorio e le rispettive lingue: rumeni, serbo-croati e bosniaci, russi e ucraini, albanesi e pachistani grazie alla della collaborazione con la cooperativa Città Aperta: «Forniamo mediatori professionisti, anche a scuole e ospedali. L’accesso al credito è una necessità forte, soprattutto per i migranti che hanno già un legame stretto con il territorio» spiega la presidente Aicha Meshar, araba, da 17 anni in Italia. In Trentino 14mila stranieri su 60mila si rivolgono alle casse rurali.

I dodici stranieri della Banca Popolare per l’Emilia Romagna, in prevalenza da Cina, Marocco, Pakistan, Polonia sono ben integrati in varie funzioni, dall’ufficio estero alla gestione dei finanziamenti: «Rientrano pienamente nella logica di tutte le assunzioni – spiega Andrea Cavazzoli, responsabile marketing – è importante entrare in contatto con zone ad alta densità: all’Esquilino la direttrice Carispaq e la vice sono entrambe cinesi, punto di riferimento per la comunità a Roma».

C’è un “prontuario” tecnico-giuridico nell’intranet aziendale, per fare chiarezza sulla burocrazia e un vademecum di una mediatrice culturale sulle caratteristiche più importanti per relazionarsi con le diversità: quale distanza tenere, quando stringere la mano o evitare di guardare negli occhi. «Non abbiamo sportelli dedicati, è ghettizzante». Non ci sono programmi di inserimento ad hoc, ma un corso di comunicazione interculturale, con simulazioni in aula. Guide e corsi sono utili anche nelle Banche di credito cooperativo dell’Emilia Romagna, ma non solo: «Alcuni immigrati sono diventati soci delle cooperative – spiega Paolo Melega, responsabile crediti – la Ravennate e Imolese ha tra le sue file una rumena e le relazioni con i clienti sono molto migliorate».

Banca Sella ha una delle maggiori percentuali di stranieri: «Rispetto all’anno scorso l’area Piemonte ovest ha registrato una crescita di circa il 20% delle aperture di conti da parte di migranti – racconta Enea Benedetto, responsabile Piemonte ovest di Sws, linea di prodotti specifici – cerchiamo di sensibilizzare e coinvolgere tutte le succursali allo stesso modo». La Banca Popolare di Milano ha assunto nel call center otto operatori madrelingua (provenienti da paesi Arabi, Africa centrale, Sud-America e Romania) per rendere più facile la comprensione di prodotti e servizi. Forniscono informazioni in francese, arabo, rumeno, spagnolo ed inglese ed è attivo un servizio di videoconsulenza in sei agenzie tra Milano, Saronno, Bologna e Roma.

Unicredit Banca ha 195 immigrati dipendenti: dieci in Agenzia Tu, la rete di sportelli automatizzati senza operazioni di cassa, dedicata a stranieri e lavoratori atipici. La più grande è a Milano, vicino la moschea di viale Jenner, ma ce ne sono anche a Bologna, Verona, Torino e da ottobre anche a Roma e Treviso. Quanto all’inserimento nel gruppo, attraverso contatti con mediatori, scuole, università e consolati è possibile entrare a far parte della preselezione e analisi dei curricula.

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