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Le sofferenze del capitalismo cinese-indiano (dal libro l’impero di Cindia di F. Rampini) 7 gennaio 2007

Posted by radioscarpa in mondo del lavoro.
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Timberland, Puma, Nike, Disney, Wal-Mart e tante altre aziende hanno delocalizzato la produzione in Cina ed India. I minori costi del lavoro e le condizioni di lavoro sembrano essere gli strumenti principali per fare business.

Recenti rapporti sulla Rsi (responsabilità sociale delle imprese) delle multinazionali e le denuncie esposte a seguito di quanto contenuto nei rapporti sociali, stanno ponendo il freno ad un sistema disumano, ecco alcune testimonianze riportate nel libro: 

“… Minorenni alla catena di montaggio, fabbriche gestite come carceri, salari che bastano appena a sopravvivere, operai avvelenati dalle sostanze tossiche, una strage di incidenti sul lavoro. Dietro queste piaghe c’è una lunga catena di cause e complicità… 

…La maggior parte di questi  bambini, scrivono i due reporter, soffrono di herpes per l’inquinamento dei coloranti industriali. Con gli occhi costretti sempre a fissare il lavoro degli aghi, tutti hanno malattie della vista. Alla luce del sole non possono tenere aperti gli occhi infiammati. Lamentano mal di testa cronici. Liu Yiluan, 13 anni, non può addormentarsi senza prendere due o tre analgesici ogni sera. Il suo padrone dice che Liu gli costa troppo in medicinali… 

…La giornata di lavoro inizia alle 7.30 e finisce alle 21.00, con due pause per pranzo e cena, ma oltre l’orario ufficiale, gli straordinari sono obbligatori. Nei mesi di punta di aprile e maggio, in cui la Timberland aumentagli ordini, il turno normale diventa dalle 7.00 alle 23.00, con una domenica di riposo solo ogni due settimane; gli straordinari si allungano ancora ed i lavoratori passano fino a 105 ore a settimana dentro la fabbrica… 

…Per confezionare un paio di Timberland, vendute in Europa a 150 euro, nella città di Zhongshan un ragazzo di 14 anni guadagna 45 centesimi di euro. Lavora 16 ore al giorno, dorma in fabbrica, non ha ferie né assicurazione malattia, rischia l’intossicazione e vive sotto l’oppressione dei padroni aguzzini… 

…Non possono neppure lontanamente immaginarlo, queste operaie cinesi, che la ricca Europa abbia tanta paura di loro. Serie, concentrate, non alzano lo sguardo mentre passo in mezzo a loro, continuano a martellare, tagliare, cucire, verniciare. Non usano guanti, la pelle delle mani è ruvida, rossa e gonfia di colle e tinture. Non funzionano i ventilatori, ma questo non cambia granchè, tanto all’esterno l’aria è irrespirabile… 

Cinque ragazzine quattordicenni sono morte soffocate dal fumo nel sonno, nel minuscolo dormitorio adiacente alla fabbrica di tessuti in cui lavoravano. Particolare atroce: si sospetta che un paio di loro siano state sepolte ancora agonizzanti dal padrone dell’azienda che aveva fretta di far sparire i loro corpi…” 

Tanta disumanità. TUTTO ciò non deve essere nascosto dagli interessi delle multinazionali che delocalizzano le lavorazioni nei Paesi asiatici. Multinazionali nei cui Cda spesso siedono membri di Paesi occidentali. Persone che la domenica vanno alla messa con figli e famiglia percependo lauti stipendi sulle spalle dei bambini.  

L’umanità, ed i bambini, è uguale in qualsiasi parte del mondo.

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