jump to navigation

venditori porta a porta 15 aprile 2006

Posted by radioscarpa in mondo del lavoro.
trackback

news: Corriere della Sera venerdì 14 aprile 2006 – G.Roma

 

Bancari, un destino da «venditori» o un futuro da manager dei servizi?

Il sogno di ogni genitore, qualche decennio fa, era quello di poter sistemare un figlio o una figlia in banca. Stipendio sicuro, contratto ricco di mensilità e benefit, buon ambiente di lavoro, opportunità di relazioni con clienti benestanti. Pur sempre un lavoro impiegatizio, che qualche giovane, ribelle quanto ingrato, ha cercato di evitare a costo di una rottura familiare, ma altri brillanti elementi hanno utilizzato per affermarsi nel gran giro della finanza, della ricerca o dell'impresa.
I più recenti risultati di bilancio confermano l'ottimo stato di salute del settore per utili e risultati di borsa.

Grazie alla politica delle fusioni, un certo numero di gruppi bancari ha raggiunto una dimensione adeguata per affrontare le sfide internazionali, mentre, sul versante interno, assistiamo ad uno svecchiamento dei servizi ed all' ampliamento dei prodotti offerti ai risparmiatori.

Tuttavia, mentre le grandi strategie, le Opa, l'espansione internazionale possono essere gestite anche da un ristretto gruppo di bravi manager, l'adeguamento dei servizi alle esigenze della clientela con relativa riduzione dei costi, deve prevedere il massiccio utilizzo di risorse umane qualificate, tecnologie e modelli organizzativi d'avanguardia.

Per quanto riguarda le risorse umane, fra il 1995 e il 2005, dobbiamo, innanzitutto, registrare una contrazione del 4,1% nell'area dell'intermediazione monetaria e finanziaria, una ancora più rilevante del 13,8% nelle assicurazioni, mentre crescono del 20,5% i dipendenti nei servizi ausiliari come la gestione di titoli e fondi comuni,i promotori e mediatori finanziari,i broker assicurativi.
La riduzione del personale dipendente ha avuto un effetto sulla produttività solo nel settore bancario dove il valore aggiunto per unità di lavoro è cresciuto, nel decennio e in termini reali,del 25,5%.

L' oltre mezzo milione di bancari, con alla testa il più ampio numero di dirigenti (8%) e quadri (23%) esistente nel variegato arcipelago del terziario, vive un momento di transizione.
Serpeggia, infatti, un diffuso sentimento di disagio per i privilegi perduti soprattutto sul piano retributivo, dove l'allineamento agli andamenti del lavoro dipendente, ha comportato una delusione delle aspettative. A tale dato materiale deve aggiungersi anche un certo appannamento dell'immagine e del ruolo sociale dell' impiegato-massa , mentre i professional della finanza innovativa – spesso ex bancari catturati dalle reti di vendita e dai broker – possono contare su prospettive di guadagno molto più elevate. Stock option e provvigioni sembrano ormai irraggiungibili per un bancario divenuto, nei fatti, un venditore, con percorsi di carriera sempre più determinati dal raggiungimento di risultati e obiettivi quantitativi, in sintonia con le strategie aziendali orientate a massimizzare la produzione di valore nel rapporto con la clientela. Inoltre, i due principali fattori caratterizzanti il contenuto professionale del lavoro in banca, quali la responsabilità individuale e il team working, vengono ad essere un po' sacrificate per la necessaria gerarchizzazione delle decisioni, che relegano ad un ruolo più esecutivo le risorse umane.

Se dovesse anche crescere la componente flessibile del lavoro e quella autonoma/professionale, le banche guadagnerebbero in maggiore aggressività promozionale, ma rischierebbero di perdere in spirito di appartenenza e tenuta dei valori di fondo, quali trasparenza e lealtà nei confronti del risparmiatore.

Una maggiore attenzione alle risorse umane, al loro continuo aggiornamento e coinvolgimento, potrebbe aiutare le banche a diventare un grande erogatore di servizi, piuttosto che un supermercato di prodotti finanziari la cui appetibilità è talvolta dubbia.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: