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Risotto primo maggio 28 aprile 2006

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Per due/tre persone

Ingredienti:

  • 270 gr. di riso Arborio, Roma o Carnaroli

  • 1 salamella (salsiccia) mantovana ridotta in briciole

  • 1 porro

  • ½ gambo di sedano

  • 1 zucchina

  • 2 carote

  • 4 foglie di salvia fresca (oppure 2 pizzichi di salvia tritata)

  • Altre foglie di salvia come ornamento sul piatto di portata

  • ½ testa di radicchio rosso

  • ½ cucchiaio di salsa di pomodoro

  • ½ peperone giallo (sbollentato e spellato)

  • 1 mazzetto di Prezzemolo

  • Burro q.b.

  • Olio d’oliva extra vergine q.b.

  • Parmigiano

  • Sale

  • Pepe

  • Acqua bollente tenuta a parte

Preparazione

Tritare

  • le zucchine a piccoli quadretti

  • le carote a piccoli quadretti

  • il sedano a rondelline

  • il porro a striscioline fini

  • il peperone giallo a piccoli quadretti (dopo averlo sbollentato e privato della pellicina)

  • il prezzemolo finemente

  • il radicchio a striscie non troppo sottili

Cottura:

usart possibilmente un tegame per il riso, che solitamente è più largo e basso della solita pentola per la pasta

  • scaldate un filo d’olio con un pezzo di burro e soffriggete per qualche minuto il porro assieme alla salamella sbriciolata e alla salvia

  • aggiungete il radicchio e lasciate appassire

  • togliete e gettate le foglie di salvia

  • aggiungete sedano, carote, zucchina e peperone, mescolate e aspettate per un minuto o due all’incirca

  • aggiungete 2-3 mestoli d’acqua bollente e la salsa di pomodoro; quindi chiudete con il coperchio lasciando la fiamma al minimo

  • quando l’acqua sarà quasi del tutto evaporata aggiungete il riso, alzate moderatamente la fiamma e lasciate tostare il riso per 1 minuto circa

  • a questo punto aggiungete mestolo per mestolo l’acqua bollente (non brodo) fino ad ottenere una cottura piuttosto al dente del riso

  • a metà cottura ricordatevi di controllare e regolare il sale

  • a fine cottura aggiungete in pentola: due noci di burro, 70 gr. di parmigiano grattugiato, il prezzemolo, il pepe; mescolate il tutto

  • Lasciate riposare per cinque minuti buoni

  • Servite sul piatto e cospargete con una grattatina di parmigiano

  • Guarnite il piatto con qualche fogliolina di salvia

Buon appetito

Vino consigliato: Marzemino

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Protetto: “mantenere la nostra autonomia ci consente di puntare a essere la miglior banca…” (Gulliver) 26 aprile 2006

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per gli iscritti al sindacato 26 aprile 2006

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Dal prossimo mese di maggio alcuni contenuti saranno visibili (tramite password) solo per gli iscritti alla Fisac e alla Uilca.

Scarpa per tutti? 25 aprile 2006

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Abbiamo chiesto alla Direzione di permettere a tutti i collaboratori che dispongono di un browser internet di accedere liberamente alla lettura del nostro blog radioscarpa.

Siamo in attesa della risposta.

Controllo del mercato? No grazie! 24 aprile 2006

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Alla luce delle Authorities presenti sul mercato, volte a garantire trasparenza e concorrenza tra gli intermediari, sembra che i tre maggiori Istituti di credito locali non permettano più, tra loro, passaggi di risorse umane.

Dalle “voci di corridoio” esisterebbe un Patto di non belligeranza tra Istituti locali per accaparrarsi i lavoratori che, ritenendosi validi, tentano di “migrare” verso la concorrenza.

Pur in presenza di percentuali di turn over sostenute in tutte e tre la Banche locali, l’oggetto del desiderio è divenuta la Hypo?

Fino a dove arriva la longa manus delle 3 sorelle ?

radioscarpa@gmail.com 24 aprile 2006

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Problemi? Scrivi a radioscarpa. 100% anonimo!

Probleme? Schreib an radioscarpa. 100% anonym!

radioscarpa@gmail.com 

L’etica delle poltrone 21 aprile 2006

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Mesi or sono avevamo avanzato non poche perplessità in merito alla posizione che occupava il collega che in BPAA ha redatto il codice etico.

(codice etico, Sindacato, C.A.S., reclami, comunicazione ecc.)

Nonostante la palese posizione di conflitto di interesse, prendiamo atto che da allora nulla è cambiato

I colleghi accettano passivamente situazioni “ibride” senza alcuna reazione.

Secondo noi l’apatia e il non far nulla sono pessimi segnali, per noi questo agire si identifica in una sola parola:

VERGOGNA!

indovina chi… 21 aprile 2006

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  1. avrebbero grandi responsabilità
  2. dovrebbero pensare ed elaborare validi progetti
  3. dovrebbero gestire come si deve e anche di più
  4. dovrebbero essere innovativi
  5. dovrebbero dare slancio all'azienda
  6. dovrebbero dare l'esempio alla "truppa";

invece giocano allo scaricabarile e si limitano ad imitare ciò che fanno le banche concorrenti.

Mentre i lavoratori si guadagnano la pagnotta e tirano avanti la baracca, loro, dalle loro importanti scrivanie, si intascano bei denari, grassi premi e moltre altre buone cose.

avete capito di chi stiamo parlando?

le grandi manovre 21 aprile 2006

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Abi, grandi manovre per la successione a Sella
news da MF –  A. Ducci  – 20/04/06
Un incontro interlocutorio prima di scegliere chi sarà il vero successore di Maurizio Sella al vertice dell'Associazione bancaria italiana. Il comitato esecutivo dell'Abi, svolto ieri mattina a Roma nei saloni della sede di Palazzo Altieri, è servito ai banchieri soprattutto come aggiornamento sul lavoro svolto fin qui dai cinque saggi impegnati nell'individuazione del candidato. A svolgere il delicato sondaggio sono stati chiamati Giovanni Bazoli, Elio Faralli, Antonio Patuelli, Camillo Venesio, e, novità rispetto al passato, anche lo stesso Sella. In pratica, il presidente uscente a cui dovrebbe spettare la carica di presidente onorario sarà chiamato a valutare e scegliere il suo successore (il modello è quello dei past president già adottato da altre associazioni come Confindustria). Ma allo stato attuale l'unica certezza è che a luglio dovrà essere nominato il successore di Sella, che lascia la carica dopo otto anni e quattro mandati consecutivi. I nomi su cui starebbero lavorando i saggi sono quelli del presidente di di UniCredit, Carlo Salvatori, e quello del presidente della Banca Polare di Milano, Roberto Mazzotta. Candidato su cui potrebbe convergere il gradimento dei grandi istituti. Ma la partita è complicata anche dalle incertezze lasciate in eredità dal recente passaggio elettorale. Al nuovo presidente toccherà infatti il difficile compito di ridare slancio all'associazione. Un obiettivo complicato che passerà da un lato per la necessità di affrancare Palazzo Altieri dal cono d'ombra di Banca d'Italia, e dall'altro dal risanamento dell'immagine del mondo bancario agli occhi dei risparmiatori. Uno dei nomi che più corrisponde all'identikit del nuovo presidente è quello di Corrado Faissola, a.d. di Banca Lombarda, ma lo stesso Luigi Abete di Bnl, benché si sia tirato fuori dalla partita potrebbe rientrare nei giochi. Con ogni probabilità come emerso ieri i banchieri si prenderanno tutto il tempo necessario e la decisione prevista per maggio potrebbe slittare al comitato fissato per giugno. In veste di outsider potrebbe infine riemergere il nome di Camillo Venesio, amministratore delegato della Banca del Piemonte e vicepresidente dell'Abi. Il comitato esecutivo di ieri è servito anche a valutare quello che dovrà essere il nuovo corso dell'associazione dei banchieri, nel corso della riunione sono stati inoltre illustrati i criteri con cui valutare le performance della struttura presieduta da Sella e guidata dal direttore generale, Giuseppe Zadra. Nel frattempo, non sembrano invece esserci novità sul fronte della procedura di sospensione della Banca Popolare Italiana. Un provvedimento annunciato prima di Natale ma sul quale la decisione è stata rinviata al consiglio dell'associazione (il parlamentino di Palazzo Altieri) fissato per il 30 maggio.

«pacco» sorpresa di Pasqua 15 aprile 2006

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Il lavoratore ha trovato in banca, sulla sua scrivania, un uovo di Pasqua in finissimo cioccolato svizzero (solo in un secondo momento si è scoperto che in realtà è «made in China»).

Dentro l'uovo, a sorpresa, un bigliettino:

«caro lavoratore,  i risultati di bilancio sono buoni ed è per questo motivo che non ti rinnoviamo il contratto integrativo ora; dovrai aspettare almeno ottobre, meglio ancora gennaio 2007. Per la verità meglio ancora sarebbe il gennaio 2008, ma questo non lo possiamo dire; che resti fra noi. Per tua gioia però ti assicuriamo che non ti offriremo gli arretrati 2004 e 2005 (e per il 2006 ci stiamo ancora pensando…), poiché sappiamo che il tuo orgoglio non ti permetterebbe di accettarli. La tua bancafamiglia».

Buona Pasqua

venditori porta a porta 15 aprile 2006

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news: Corriere della Sera venerdì 14 aprile 2006 – G.Roma

 

Bancari, un destino da «venditori» o un futuro da manager dei servizi?

Il sogno di ogni genitore, qualche decennio fa, era quello di poter sistemare un figlio o una figlia in banca. Stipendio sicuro, contratto ricco di mensilità e benefit, buon ambiente di lavoro, opportunità di relazioni con clienti benestanti. Pur sempre un lavoro impiegatizio, che qualche giovane, ribelle quanto ingrato, ha cercato di evitare a costo di una rottura familiare, ma altri brillanti elementi hanno utilizzato per affermarsi nel gran giro della finanza, della ricerca o dell'impresa.
I più recenti risultati di bilancio confermano l'ottimo stato di salute del settore per utili e risultati di borsa.

Grazie alla politica delle fusioni, un certo numero di gruppi bancari ha raggiunto una dimensione adeguata per affrontare le sfide internazionali, mentre, sul versante interno, assistiamo ad uno svecchiamento dei servizi ed all' ampliamento dei prodotti offerti ai risparmiatori.

Tuttavia, mentre le grandi strategie, le Opa, l'espansione internazionale possono essere gestite anche da un ristretto gruppo di bravi manager, l'adeguamento dei servizi alle esigenze della clientela con relativa riduzione dei costi, deve prevedere il massiccio utilizzo di risorse umane qualificate, tecnologie e modelli organizzativi d'avanguardia.

Per quanto riguarda le risorse umane, fra il 1995 e il 2005, dobbiamo, innanzitutto, registrare una contrazione del 4,1% nell'area dell'intermediazione monetaria e finanziaria, una ancora più rilevante del 13,8% nelle assicurazioni, mentre crescono del 20,5% i dipendenti nei servizi ausiliari come la gestione di titoli e fondi comuni,i promotori e mediatori finanziari,i broker assicurativi.
La riduzione del personale dipendente ha avuto un effetto sulla produttività solo nel settore bancario dove il valore aggiunto per unità di lavoro è cresciuto, nel decennio e in termini reali,del 25,5%.

L' oltre mezzo milione di bancari, con alla testa il più ampio numero di dirigenti (8%) e quadri (23%) esistente nel variegato arcipelago del terziario, vive un momento di transizione.
Serpeggia, infatti, un diffuso sentimento di disagio per i privilegi perduti soprattutto sul piano retributivo, dove l'allineamento agli andamenti del lavoro dipendente, ha comportato una delusione delle aspettative. A tale dato materiale deve aggiungersi anche un certo appannamento dell'immagine e del ruolo sociale dell' impiegato-massa , mentre i professional della finanza innovativa – spesso ex bancari catturati dalle reti di vendita e dai broker – possono contare su prospettive di guadagno molto più elevate. Stock option e provvigioni sembrano ormai irraggiungibili per un bancario divenuto, nei fatti, un venditore, con percorsi di carriera sempre più determinati dal raggiungimento di risultati e obiettivi quantitativi, in sintonia con le strategie aziendali orientate a massimizzare la produzione di valore nel rapporto con la clientela. Inoltre, i due principali fattori caratterizzanti il contenuto professionale del lavoro in banca, quali la responsabilità individuale e il team working, vengono ad essere un po' sacrificate per la necessaria gerarchizzazione delle decisioni, che relegano ad un ruolo più esecutivo le risorse umane.

Se dovesse anche crescere la componente flessibile del lavoro e quella autonoma/professionale, le banche guadagnerebbero in maggiore aggressività promozionale, ma rischierebbero di perdere in spirito di appartenenza e tenuta dei valori di fondo, quali trasparenza e lealtà nei confronti del risparmiatore.

Una maggiore attenzione alle risorse umane, al loro continuo aggiornamento e coinvolgimento, potrebbe aiutare le banche a diventare un grande erogatore di servizi, piuttosto che un supermercato di prodotti finanziari la cui appetibilità è talvolta dubbia.

COMUNICATO STAMPA 14 aprile 2006

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NEWS 14.4.2006

COMUNICATO STAMPA

Sui giornali oggi: "incomprensibile la scelta della Banca Popolare dell'Alto Adige di interrompere le trattative per il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale." – Alto Adige, pag.9 Economia
chissà cosa c'è dietro

Protetto: “bravini, ma vi fumate il 2004 e 2005” 12 aprile 2006

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La vittoria della gente: requiem per il CPE. Sconfitto il primo ministro Dominique de Villepin, ormai fuori gioco per le presidenziali 12 aprile 2006

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news – Corriere della Sera 11/4/2006, A.Coppola

PARIGI — Alla fine è il presidente Jacques Chirac a trovare le parole che sbloccano la crisi: l'articolo 8 della legge sull'uguaglianza delle possibilità che introduce il Contratto primo impiego «sarà rimpiazzato da un dispositivo per l'inserimento professionale dei giovani in difficoltà». Niente modifiche, nessun escamotage.

Con il comunicato emesso dall'Eliseo ieri alle 10 del mattino il Cpe è ufficialmente defunto.

Mezz'ora più tardi, tocca al primo ministro Dominique de Villepin dare i dettagli della sepoltura. E ammettere la disfatta: «Non ci sono le condizioni di fiducia e serenità, né da parte dei giovani, né da parte delle imprese, che consentano l'applicazione del contratto primo impiego». Quindi si procederà al «remplacement» (la parola scelta al termine di faticose trattative): l'articolo 8 viene «rimpiazzato», dunque scompare. Mea culpa del premier: «Ho voluto agire rapidamente, perché la situazione è drammatica e la disperazione di molti giovani l'esigeva. Ho voluto proporre una soluzione forte… Non è stato compreso e me ne dispiace…». Per il delfino di Chirac la corsa all'Eliseo appare ormai compromessa. Se ci fossero dubbi, è lo stesso Villepin a farlo capire in serata in un'intervista alla tv Tf1: «Non ho ambizioni presidenziali».

Con il comunicato di questa mattina, il presidente della Repubblica è riuscito in parte ad arginare il protagonismo del ministro degli Interni e presidente del partito Nicolas Sarkozy, che si era proposto negli ultimi tempi come mediatore della crisi. Ma non ha potuto salvare fino in fondo il premier che fino a venerdì si era ostinato sulle proprie posizioni (modificare il Cpe senza ritirarlo) e ha ceduto solo dopo l'ultimo week-end di estenuanti negoziati. Un risicato 25% dei francesi ormai dà fiducia a Villepin. Che lascia così definitivamente il campo al rivale Sarkozy come candidato della destra alle presidenziali 2007.

Affondato il Cpe, le associazioni degli studenti e i sindacati, in agitazione in tutta la Francia da oltre dieci settimane, festeggiano. Soddisfatti anche i leader degli industriali.

«E' una vittoria schiacciante di tutto il movimento — dice al Corriere il leader dei liceali Karl Stoeckel —. Il governo ha dovuto riconoscere i suoi due principali errori. Uno di fondo: voleva imporre la precarietà per combattere la disoccupazione giovanile. L'altro di forma: De Villepin ha voluto sottrarsi al dialogo con le parti sociali e gli studenti». La vostra principale richiesta è stata esaudita, ora la mobilitazione si ferma? «Non ancora.

Vogliamo mantenere alta la pressione sul governo — risponde Stoeckel —, almeno fino a quando non sarà formalizzato il ritiro e resa nota l'alternativa. Rimaniamo vigili…». Resta confermata la giornata di agitazione di oggi, ma sul tipo di azioni da intraprendere il movimento deve ancora trovare una linea precisa.

Forti le pressioni nei licei e nelle università per la fine dell'occupazione con l'avvicinarsi degli esami.

In più il governo è ormai pronto ad accelerare sulla cancellazione concreta del Cpe. Un'ora dopo l'intervento del premier, i due leader del partito di maggioranza alla Camera e al Senato, Bernard Accoyer e Josselin de Rohan, che hanno condotto i negoziati degli ultimi giorni, hanno depositato una proposta di legge «per l'accesso dei giovani alla vita attiva», che sarà discussa in Parlamento già da oggi. Il testo punta in sostanza su nuovi aiuti di Stato alle imprese che assumono giovani tra i 16 e i 26 anni in difficoltà. Un rafforzamento di misure già esistenti.

Iniziative più radicali è probabile che saranno rinviate a dopo il voto del 2007.

Gli girano i coglioni 11 aprile 2006

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Berluskoni

…e chiede la verifica dei conteggi

pubblichiamo solo se anonimo 10 aprile 2006

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Cari amici, ci è giunto da un nostro collega un testo da pubblicare su radioscarpa, ma purtroppo non è pubblicabile poiché a) il messaggio non è giunto in forma anonima; b) il messaggio è stato indirizzato alla nostra e-mail in banca anziché a quella di radioscarpa.

Vi invitiamo ad inviare qualsiasi vostro contributo all'indirizzo radioscarpa@gmail.com ed in forma anonima!

Importante: leggete al riguardo la nostra pagina "contenuti e scopi".

Vi rammentiamo che in ogni caso siete tenuti:

1) ad inviare i messaggi dal vostro pc di casa!

2) a fare un buon uso dell'e-mail. L'uso illegale di qualsiasi casella o messaggio di posta elettronica è perseguibile dalla legge.

Per e-mail anonime da spedire in osservanza ai punti 1) e 2):

http://anonymouse.org/anonemail.html

Avvertenza: in caso di uso illegale il messaggio spedito via e-mail perde il suo carattere anonimo, dato che per la polizia postale informatica è sempre possibile risalire alla postazione da cui è stato spedito.

Chiarimento: radioscarpa considera anonimo ogni messaggio pervenuto non firmato e con mittente a noi sconosciuto (per esempio nonnagiuseppa@yahoo.it) o altamente improbabile (napoleonebonaparte@xasamail.com).

La Corte Ue: ferie non monetizzabili 8 aprile 2006

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news: IL SOLE 24 ORE venerdì 7 aprile 2006
autore: A. Bottini, F. Toffoletto

La Corte Ue: ferie non monetizzabili
In costanza di rapporto di lavoro, il periodo minimo di ferie annuali non godute nel corso dell'anno in cui maturano, non può essere sostituito dal pagamento di un'indennità negli anni successivi. Questo il principio di diritto enunciato dalla Corte di giustizia Ue con la sentenza C 124/ 05 del 6 aprile 2006, chiamata a interpretare l'articolo 7 della direttiva 93/ 104/ CE, sull'organizzazione dell'orario di lavoro. Articolo che espressamente prevede, nel primo comma, che gli Stati membri « prendano le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici di ferie annuali retribuite di almeno quattro settimane » e, nel secondo comma, che «il periodo minimo di ferie annuali non può essere sostituito da un'indennità finanziaria, salvo in caso di fine rapporto di lavoro » . La Corte di giustizia torna così a occuparsi di ferie, dopo la sentenza del 16 marzo 2006, pronunciata nelle cause riunite C 131/ 04 e C 257/ 04, con la quale ha ritenuto in contrasto con la direttiva quelle norme nazionali, introdotte in Inghilterra, secondo cui la retribuzione dovuta per i giorni di ferie può essere corrisposta non durante il periodo di godimento delle ferie, bensì come parte della retribuzione pagata per i periodi di lavoro ( rolled up holiday pay). Con la sentenza di ieri, la Corte di giustizia ha ritenuto invece incompatibile con la direttiva una norma nazionale – nella fattispecie, olandese – che consente di pattuire la sostituzione delle ferie accumulate in anni precedenti e non godute con un'indennità economica. Una simile normativa nazionale risulta, secondo la Corte, in contrasto con la ratio del precetto comunitario, che dà massimo rilievo all'effettività del riposo di cui deve beneficiare il lavoratore per assicurare una tutela efficace della sua sicurezza e della sua salute. La possibilità di sostituire con un'indennità il periodo minimo di ferie annuali potrebbe costituire infatti un incentivo per il lavoratore a rinunciare al godimento effettivo delle ferie e quindi al necessario periodo di riposo. Per tali motivi, la Corte ritiene la normativa olandese in contrasto con quella comunitaria, specificando inoltre che il divieto di sostituzione delle ferie con la relativa indennità è inderogabile. L'assolutezza del divieto sembra peraltro essere riferita solo al periodo minimo di ferie di quattro settimane previsto dalla diret-tiva; potrebbe dunque essere possibile per la contrattazione collettiva o individuale prevedere accordi di monetizzazione del periodo di ferie superiore a quello minimo. Per quanto riguarda l'Italia, il principio di irrinunciabilità delle ferie, affermato oggi dalla Corte Ue, è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico già dalla Costituzione del 1948, che nel suo articolo 36, comma 3, prevede espressamente che « il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi » . Più volte, Corte costituzionale e Corte di cassazione sono intervenute a ribadire con forza tale principio costituzionale, finalizzato a garantire l'effettività del riposo del lavoratore, effettività di cui il datore dovrebbe rendersi garante, prevedendo un'organizzazione del lavoro tale da permettere ai singoli dipendenti di fruire dell'intero riposo annuale concordato. Nel ribadire tale principio, la giurisprudenza ha talvolta sancito, addirittura, la nullità di eventuali accordi individuali o collettivi che prevedano la sostituibilità delle ferie con un'indennità. Il principio di irrinunciabilità è adesso contenuto anche nell'articolo 10, comma 2 del decreto legislativo 66/ 03 che ha dato attuazione in Italia alla direttiva 93/ 104/ CE sull'orario di lavoro e che prevede la possibilità di sostituire le ferie con la relativa indennità esclusivamente al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Dalla norma comunitaria, tuttavia, il testo di quella italiana sembra parzialmente discostarsi laddove prevede la possibilità che solo due settimane vengano godute nell'anno di maturazione, mentre le restanti due nel corso dei 18 mesi successivi al termine dell'anno di maturazione. Il che potrebbe far sorgere un dubbio di compatibilità della norma italiana con quella comunitaria. Ma questo esula dal tema del divieto di monetizzazione delle ferie, solennemente affermato ieri dalla Corte di giustizia, rispetto al quale il nostro ordinamento appare pienamente conformato, avendo addirittura elevato l'irrinunciabilità, e quindi l'effettivo godimento delle ferie, a principio costituzionale.

spunti di lettura 8 aprile 2006

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Angelo Ferracuti
Le risorse umane
Feltrinelli

Che senso ha parlare di lavoro al tempo della “fine del lavoro”? Ce lo dice il “romanzo-inchiesta” di Angelo Ferracuti, un “tour” nell’Italia dei vecchi e nuovi lavori.
Mobbing, competizione, rivolta, La precarietà narrata attraverso le storie dell'Italia di oggi.

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Maggimo Gaggi, Edoardo Narduzzi
La fine del ceto medio
Einaudi

«Nuovi ricchi che spuntano ovunque e ostentano la loro opulenza, improvvise povertà anche tra i lavoratori e i pensionati, progressivo assottigliamento dei ceti medi che perdono reddito e sicurezze. Ma anche una nuova massa di consumatori low cost, con piú facilità nell'organizzarsi e piú forza per soddisfare le proprie esigenze».
Il ceto medio sta per uscire di scena, dopo essere stato per oltre due secoli l'elemento fondante della società occidentale. Esaurite le ragioni economiche, politiche e sociali che l'avevano fatta emergere, questa classe non riesce piú a adattarsi ai cambiamenti imposti dalla globalizzazione. Il bastone del comando passa dai produttori ai consumatori. Nella società prende forma un ceto indistinto, la classe della massa, che vuole soprattutto consumare di piú. È una rivoluzione insidiosa per la politica, ma non priva di contenuti democratici. Sulle sue bandiere sono impressi i marchi di Ryanair, Ikea, Wal-Mart, Skype, Zara, Google. È la rivoluzione «low cost» prodotta da un capitalismo capace di standardizzare ogni cosa ma anche di personalizzare la sua offerta. Condannando al tramonto anche il costoso welfare del dopoguerra europeo e disegnando un futuro «low cost» anche per i servizi pubblici.

Il lungo addio dell'Occidente alla propria tradizione industriale coincide con il crepuscolo del consumatore borghese, stretto nella morsa della globalizzazione e scosso dalla rivoluzione «democratica» nei nuovi consumi di massa. Una realtà caratterizzata da un'equazione sociale altrettanto originale: piú consumi, piú squilibri. Per le imprese – sempre piú attratte dall'Asia, dove stanno crescendo miliardi di nuovi capitalisti – è un'occasione per rigenerare la presenza sui mercati occidentali. Per la politica è una sfida formidabile: entra in crisi la logica fondante del modello europeo e con essa l'organizzazione storica del welfare. L'Italia, vittima delle sue contraddizioni storiche, non riesce a reagire e a riorganizzarsi: la sua originalità produce valore altrove e il suo modo di vivere diventa impresa ovunque tranne che in patria. Il governo del mondo senza ceti medi richiede visioni limpide e una leadership politica determinata, pronta a rischiare. L'Europa appare in affanno, ma la sua cultura umanistica è l'unica in grado di attenuare la spinta al consumismo estremo della società low cost.

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Zygmunt Bauman
Vite di scarto
Laterza

La modernizzazione è la più prolifica e meno controllata linea di produzione' di rifiuti e di esseri umani di scarto. La sua diffusione globale ha sprigionato e messo in moto quantità enormi e sempre crescenti di persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione. Ma non sono i soli rifiuti: vi sono anche le scorie che hanno accompagnato fin dall'inizio la produzione. Zygmunt Bauman è uno dei più noti e influenti pensatori al mondo. Professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia.

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Mario Desiati
Vita precaria e amore eterno
Mondadori

Martin Bux ha trent'anni, è nato in Sicilia tra miseria e violenza ed è emigrato a Roma con la famiglia. Qui sperimenta ora, da adulto, la durezza di una città contraddittoria, che è cinica e sorprendente, che nasconde grandi ricchezze e grande povertà. Qui Martin lavora in un call center, precario e vittima del mobbing dei colleghi, demotivato, disorientato. Qui Martin conosce Antonia Farnesi, detta Toni, una donna positiva, ottimista, impegnata nel volontariato che diventa la sua unica ragione di vita.
Ad un certo punto, però, Toni decide di partire per un periodo di lavoro in una missione africana…

(30/03/2006)

Intervista a Mario Desiati, autore di “Vita precaria e amore eterno"

Martin Bux e l’apoteosi dell’inettitudine (di Rossano Astremo)

Dopo l’acclamato romanzo d’esordio “Neppure quando è notte”, edito da peQuod nel 2003, e la raccolta di versi “Le luci gialle della contraerea”, pubblicata da LietoColle nel 2005, lo scrittore di Martina Franca Mario Desiati torna nelle librerie con la sua seconda prova narrativa dal titolo “Vita precaria e amore eterno”. Il romanzo, pubblicato da Mondadori, nella collana “Strade Blu”, racconta la storia di Martin Bux, giovane meridionale trasferitosi a Roma, vittima di quel precariato lavorativo che sta falcidiando un’intera generazione. Martin da precario diventa un uomo contraddittorio e dagli ideali confusi: imbroglione, qualunquista, egoista, razzista, sessuomane, corrotto, meschino, pigro, pronto a tutto per un giorno in più di benessere, per uno scherzo di cattivo gusto, per esaudire i propri istinti primari. “Ma soprattutto – aggiunge Desiati – Martin è terrorizzato da qualunque cosa: da un aereo di linea, da un autobus troppo pieno, da un pakistano, dai vicini di casa. L’unica sua ancora di salvezza è Toni, la sua compagna”.

Sin dal titolo si evidenziano senza equivoci i due temi portanti di questo tuo secondo romanzo: da un lato il precariato lavorativo e dall’altro l’intensa storia d’amore che ha come protagonisti Martini e Toni. Come si è sviluppata l'idea? Quali sono state le difficoltà da te incontrate nel cimentarti con questa storia?

“Niente di più semplice. Ho fatto la cosa che è più facile per uno che scrive. Partire da una cosa che si sente propria. Ho usato il punto di vista di un indifeso, di un vinto, di uno prossimo al fallimento. Credo che uno scrittore sia sempre sul punto di un inesorabile fallimento. Tutto sta nel saperlo elaborare oppure rimuovere questa sensazione. Ecco il libro è questo punto di vista…che ti confesso sento appartenermi”.

Il tuo romanzo esce dopo “Pausa caffè” di Giorgio Falco, “Nicola Rubino è entrato in fabbrica” di Francesco Dezio, “Cordiali saluti” di Andrea Bajani, tutti romanzi che, assieme ad altri usciti in quest’ultimo periodo, hanno come centro propulsore della loro narrazione la difficoltà dei protagonisti di trovare lavoro. Il precariato, quindi, come macrotema della narrativa contemporanea. Un fenomeno davvero interessante dal punto di vista della sociologia della letteratura…

“Ecco la mia generazione e io, dunque, siamo intrinsecamente precari in questa fase della storia repubblicana italiana. Precarietà non è solo una problematica lavorativa, ma anche esistenziale (società, vita, famiglia, religiosità) non diventa necessariamente solo rivendicazione di una giusta collocazione sociale. Insomma la letteratura degli antieroi, degli inetti. Il protagonista di “Vita precaria e amore eterno” è l’apoteosi dell’inettitudine”.
Il passaggio da una piccola casa editrice come peQuod a Mondadori rappresenta per te la “prova del nove”. Quali speranze hai?

“Speranze non ne ho, se non quelle che molti miei amici finalmente non avranno la scusa di dire che non trovano il libro e che non conoscono la casa editrice. Ti confesso che il rapporto che avevo e che ho con peQuod (che resta la mia casa editrice del cuore) è un rapporto impossibile da avere con un grande editore. Marco Monina, editore di peQuod, lo sento tutti i giorni, ed è quasi come un parente. Con Mondadori ho tanti interlocutori, tutti di grandissimo livello, faccio un torto a citarne qualcuno e altri no, ma è ovvio che con ognuno di loro si vive un pezzo della vita e della gestazione del libro. Con Marco Monina invece abbiamo fatto insieme l’editing, la copertina, la promozione, l’ufficio stampa”.

Il tuo lavoro come redattore di “Nuovi Argomenti” ti offre la possibilità di avvistare prima degli altri i nuovi talenti della letteratura italiana. Per quanto riguarda la narrativa, cosa c'è di nuovo sotto al sole? Se dovessi puntare una moneta su un paio di nomi?

“Sotto il sole c’è che una fortissima letteratura delle cose. Sta tornando la scrittura della realtà e su questo credo che sarà molto importante un genere di narrazione a metà strada tra romanzo e reportage narrativo. Credo che Gomorra di Roberto Saviano sia la vera novità del 2006. Uscirà a maggio, ma ho avuto il privilegio e la fortuna di leggerne alcuni brani oltre che di pubblicarne un pezzo sulla rivista. Seguendo invece una linea più tradizionale con una lingua originale e una scrittura robusta, la leccese Elisabetta Liguori è una delle voci più incoraggianti della narrativa italiana: uscirà in autunno”.

Rettifica Doku n° 2 6 aprile 2006

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Toppata e fuga in Doku

 

Cosa dice la Banca

In caso di inizio delle operazioni di scrutinio nella giornata di lunedì, il collaboratore può assentarsi dal lavoro per il periodo delle operazioni; per le ore lavorative restanti egli può optare per il rientro in servizio o per la fruizione della propria spettanza ferie/banca ore.

 

Cosa diciamo noi

 

In base alla sentenza della Cassazione del 19 settembre 2001 n. 11830, anche se l'attività prestata per lo svolgimento delle operazioni elettorali copre soltanto una parte della giornata, l'assenza è legittima per tutto il giorno lavorativo che, quindi, deve essere retribuito interamente.

 

la nostra info

Info di www.LavoroPrevidenza.com

la memoria storica 6 aprile 2006

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Cari colleghi, sta circolando via e-mail una sorta di propaganda politica camuffata, che sfrutta ad arte i tragici e riprovevoli fatti di Milano dell'11 marzo scorso, facendo peraltro credere che vi siano due Italie, una buona e una cattiva.

Ma la verità è invece che le due Italie vengono sbandierate ad arte a livello politico, quando si tratta di gettare fumo negli occhi degli italiani e distoglierli dai problemi centrali del Paese, al mero scopo di difendere la propria sedia.Questa è la nostra risposta al messaggio e-mail menzionato (che sicuramente avrete già letto). Vogliamo sottolineare la nostra netta presa di posizione contro ogni strumentalizzazione politica, di qualsiasi derivazione:

Memoria storica.

Sul finire del primo decennio e in principio del secondo decennio del secolo scorso un movimento politico balzò agli onori delle cronache facendo dell'uso della forza il suo cavallo di battaglia, con il sostegno di industriali ed agrari. Come motivazione dell'uso della forza veniva addotto il fatto che bisognava "salvare la Nazione dal pericolo rosso", poiché le forze liberali, dicevano, non ne sarebbero state capaci.Quel movimento diventò poi un partito e – con la stessa motivazione – condusse l'Italia nell'abisso, dopo essersi guadagnato il consenso del popolo italiano e dopo aver sfruttato qualsiasi banalità (ricorrendo alla menzogna sistematica e alla negazione della verità) per farsi passare per parte aggredita. Fummo tirati fuori dal precipizio solo grazie all'intervento delle forze angloamericane, con l'appoggio dei partigiani, i quali, pur non essendo loro i principali artefici della liberazione, diedero un valido e prezioso contributo, anche in termini di vite umane.

Ed ora, di nuovo lo spauracchio del pericolo rosso…

(Cfr. la teoria dei "corsi e ricorsi storici" di Giambattista Vico, Napoli 1688-1744).

Infine

Se condanni i fatti di Milano,
se sei contrario agli estremismi armati e non armati,

se sei contro ogni strumentalizzazione politica,

se sei moderato negli atteggiamenti, ma deciso nel pretendere la verità,

se sei contro la pochezza dei personaggi politici di oggi,

se ami l'Italia e la sua gente, ed hai il coraggio di impegnare te stesso per difenderla, qualora ce ne fosse il bisogno,

allora copia e diffondi questo messaggio!

Scalate bancarie, dall’email anonima al «tesoro» da un miliardo e mezzo 5 aprile 2006

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news – Corriere della Sera mercoledì 5 aprile 2006
autore: Paolo Biondani

IL DOSSIER

Scalate bancarie, dall'email anonima al «tesoro» da un miliardo e mezzo

MILANO — L'inchiesta sulle scalate bancarie ha un solo anno di vita, ma ha già portato al seque-stro di oltre 327 milioni. Per l'esattezza, 327.596.459,79 euro, pari a oltre 650 miliardi di vecchie lire. Soldi che hanno buone probabilità di finire nelle casse dello Stato, con la confisca defi-nitiva. Sommando tutti gli altri profitti illeciti già contestati dalla Procura di Milano in atti ufficiali, il «tesoro» dei 65 indagati sale fino a 883 milioni di euro. E se i pm dovessero vincere anche i pro-cessi per le evasione fiscali collegate, lo Stato po-trebbe incassare ben 1 miliardo e 567 milioni di euro. Una valanga economico-giudiziaria. Messa in moto dalla classica piccola palla di neve: un'e-mail del 7 aprile 2005. Un documento uscito dalla Popolare di Lodi grazie a un funzionario rimasto anonimo: neppure i magistrati sanno chi è.

LA PALLA DI NEVE — Nel messaggio di posta interna un funzionario onesto della Bpi segnalava a un superiore, Attilio Savarè, che la banca di Fio-rani stava prestando 545 milioni di euro a 18 cor-rentisti a tassi tanto «anomali» da far saltare tutte le medie, compresi i limiti «antiusura». E' proprio quel documento la «notizia di reato» segnalata il 28 aprile dall'avvocato Mario Zanchetti nel primo esposto alla Procura: Fiorani sta finanziando quei 18 clienti per scalare di nascosto la banca Anton-veneta, aggirando le leggi che impongono l'Opa, e beffare così i rivali di Abn-Amro. Ma chi ha passa-to quell'email all'istituto olandese?

L'unico a saperlo è un civilista, l'avvocato Daffina: interrogato in Procura, si avvale del segreto pro-fessionale, confermando solo che il documento è autentico. Tra tante fughe di notizie, quel segreto è l'unico a resistere: facendo propria la denuncia individuale di Zanchetti, i legali di Abn Amro di li-mitano a verificare che non c'è conflitto d'interessi. Ossia che l'anonimo scopritore dell'email, che nel frattempo ha cambiato istituto, non ha mai lavora-to per il gruppo olandese.

I SEQUESTRI — La prima slavina si stacca a fine luglio. Dopo due mesi di intercettazioni, i magi-strati milanesi sequestrano le azioni di Antonvene-ta rastrellate dalla cordata occulta finanziata da Fiorani. Quando Abn Amro vince la partita, il se-questro si trasferisce sulle plusvalenze di Ricucci, Gnutti, Coppola e degli altri clienti privilegiati della Lodi. Il grafico qui in alto riporta il saldo finale dei 15 conti gestiti dal custode giudiziario Emanuele Rimini: 258 milioni di euro. A questi si aggiungono i circa 70 milioni di euro che la Procura ha affidato ai direttori delle banche dove operavano gli altri 15 concertisti bresciani amici di Gnutti.

Se sarà provato l'aggiotaggio, questi 327 milioni di euro verranno confiscati dallo Stato: la probabilità è alta, perché Fiorani e i suoi uomini hanno già confessato. A questo bilancio già sicuro vanno sommati i 10 milioni e mezzo che la nuova Bpi ha restituito ai clienti derubati con le commissioni a-busive.

IL TESORO SOTTO INCHIESTA — Negli ordini d'arresto e nelle ultime rogatorie la Procura scrive di considerare illeciti molti altri profitti legati alle scalate. L'esempio più vistoso riguarda lo stesso Fiorani: arrestato dopo la scoperta di «colossali appropriazioni indebite» (cioè furti, mentre per l'aggiotaggio era stato solo interdetto), l'ex ban-chiere ha già disposto il rientro dei suoi contanti depositati tra Svizzera e Singapore (secondo l'ac-cusa 70 milioni). Sommando i guadagni illeciti già contestati ai 65 indagati complessivi — dai 38 clienti finanziati con 1,3 miliardi con la certezza di ricavarne plusvalenze medie del 27,5%, ai 54 mi-lioni intascati dalla coppia di Unipol Consorte-Sacchetti — i «tesori» delle scalate raggiungono quota 883 milioni di euro. E non basta: l'inchiesta Antonveneta ha fatto aprire anche indagini per evasione fiscale. E ne ha «resuscitato» altre, co-me quella sulla Bell per la scalata a Telecom, che sembravano morte per volontà dell'Agenzia delle Entrate: a rischiare più di tutti è Emilio Gnutti, che ora torna sotto accusa per «imposte evase» per la bellezza di 680 milioni di euro.

PRESSIONI COMMERCIALI 5 aprile 2006

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Dalle filiali un grido disperato: la pressione sui "venditori" sembra aumentare sempre più. Molti sportellisti rischiano contraccolpi. Ma mentre la nostra banca riesce solo a fatica a parlare con i sindacati [una vertenza legale pare essere alle porte] nelle altre banche c'è chi si preoccupa per la qualità dei propri servizi alla clientela e per il benessere mentale dei propri dipendenti.

news

PRESSIONI COMMERCIALI

IMPORTANTE ACCORDO

IN BANCA INTESA

Oggi 5 aprile è stato sottoscritto un significativo accordo sulle pressioni Commerciali.

Contro le vessazioni commerciali hanno scioperato massicciamente i dipendenti di Intesa nel mese di marzo.

La gravità del problema è stata rappresentata anche al CEO Corrado Passera nel corso dell’ultimo incontro.

L’accordo di oggi consente anche alle OO.SS. di intervenire sia a livello locale che centrale, per prevenire impedire e correggere le distorsioni che dovessero essere messe in atto dalle strutture preposte a dare impulso ed indirizzi alle vendite e che tanto disagio hanno creato.

Verranno raccolte le segnalazioni di condotte vessatorie, avverranno confronti ed approfondimenti per analizzare le origini del fenomeno ed all’interno di un Osservatorio ( Azienda, OOSS ed esperti) verranno definite le soluzioni da introdurre.

L’azienda, nel riconoscere la negatività di comportamenti e linguaggi non improntati al rispetto della dignità e della professionalità del personale, si impegna con le OOSS che hanno proposto questo accordo, a contrastare le “vessazioni” commerciali ed a favorire anche attraverso interventi formativi , la crescita di una cultura che riconosca la dignità delle persone, la responsabilità, la fiducia, l’integrità e la trasparenza come valori.

Grazie all’impegno dei colleghi nel sostenere questa richiesta, oggi in Banca Intesa è stato realizzato un primo strumento per contrastare una disfunzione denunciata dall’intero settore bancario.

SEGRETERIE DI COORDINAMENTO

DIRCREDITO, FALCRI, FIBA CISL, FISAC CGIL, UILCA

Come votare il 9 aprile? 5 aprile 2006

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Per sapere come votare alle prossime elezioni politiche del 9 aprile:

cliccate qui

Un sol boccone? 4 aprile 2006

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POP INTRA: SFIORA +5% A PIAZZA AFFARI

News – (Adnkronos 22/3) – Corre in Borsa il titolo della Banca Popolare Intra che segna +4,72% a 14,85 euro dopo le indiscrezioni di un possibile accordo con la Popolare di Vicenza. Gianni Zonin, presidente della Popolare di Vicenza ''crede che sara' giudicato il partner migliore e confida in un esito positivo nel giro di poche settimane''. Intensi gli scambi che superano i 760 mila pezzi scambiati contro una media quotidiana di 495 mila.

Mark Twain 4 aprile 2006

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  • the human race has one really effective weapon, and that is laughter
  • il genere umano dispone di una sola arma veramente efficace: la risata
  • la especie humana posee un arma que es realmente eficaz: la risa
  • gizakiok benetan eraginkorra den arma bakarra dugu: barrea
  • die Menschheit hat eine einzige wirklich wirksame Waffe und das ist Lachen